Il prato non aveva pretese non era uno di quei luoghi pettinati per la copertina di un libro illustrato né sfoggiava l’ordine botanico di certi giardini comunali. Era un pezzo di terra qualunque ai margini di un sentiero poco battuto dove l’erba cresceva libera i fiori sbucavano quando volevano ed il vento si prendeva certe libertà.
Quel giorno, però, succedeva qualcosa una di quelle cose che non si vedono ma si sentono e cioè: tutti i fiori del prato avevano deciso di parlare.
“Secondo me quest’estate è strana,” aveva esordito il tarassaco che aveva sempre qualcosa da dire e mai niente da nascondere. Le sue spore tremavano anche senza vento. “Arriva, poi sparisce, poi torna più sudata di prima. Una stagione incerta, come le persone incapaci di decidersi.”
“Oppure siamo noi ad essere impazienti,” rispose la lavanda, che non parlava spesso ma quando lo faceva era difficile dimenticarla. Profumava di certe cose perdute le lettere chiuse male le lenzuola di una nonna le estati che non si sono capite fino in fondo.
“L’estate ha i suoi tempi. Entra quando vuole, si siede dove vuole. E non chiede scusa.” La margherita che quel mattino si era svegliata con tutti i petali in ordine cercava di tenere alto l’umore. “Ma guardate che giornata!” esclamava, tutta protesa verso il cielo. “C’è luce, c’è silenzio. Forse dovremmo smettere di cercare e cominciare a sentire.”
Il girasole — che si era già girato tre volte nel giro di mezz’ora — sbuffava.
“Sentire cosa? Io voglio il sole. Quello vero forte totale non queste mezze luci questi raggi tiepidi che si fingono estivi. L’estate è certezza ed io oggi non la vedo.”
Un fruscio tra l’erba li fece voltare tutti dal basso e con una discrezione quasi timida si fece avanti un fiore di carota dall’aria selvatica. Stava lì da giorni forse settimane ma nessuno ci aveva mai fatto troppo caso. Un ombrello bianco e minuto con un minuscolo puntino scuro al centro un dettaglio — direbbero certi — una presenza laterale.
“Vi ascolto da un po’,” disse con voce calma. “E sapete che c’è? Forse non serve discutere se l’estate è arrivata o meno forse serve solo restare respirare questo preciso momento. Anche se non è perfetto ed anzi proprio perché non lo è.”
I fiori tutti rimasero zitti di un silenzio bello non quello imbarazzato delle discussioni non risolte ma quello delle intuizioni condivise. La lavanda annuiva il tarassaco lasciava andare una spora il girasole per una volta non si voltò. E la margherita disse solo: “Allora restiamo”.
E così fecero per ore senza dover essere altro senza rincorrere spiegazioni. Ogni tanto il vento si infilava tra i petali come una carezza mentre un’ape passava in visita posandosi brevemente senza disturbare. Ed il sole come fanno gli amici veri restava anche se non lo vedevi tutto.
