Ci sono fiori che passano inosservati fino a quando non li guardi bene e che non hanno il clamore dei girasoli né il portamento fiero delle dalie. Le cosmee sono sottili fragili all’apparenza, ma se ti fermi ad osservarle capisci che non hanno bisogno di essere al centro: sanno stare ai margini eppure danzano.

Questa mattina sono andata in uno di quei vivai che conoscono il ritmo delle stagioni meglio di qualunque calendario; c’era profumo di foglie bagnate terra scura cambiamento. Le zucche erano poggiate come comparse in attesa di una scena ed i fiori di carciofo secchi e solenni sembravano teste coronate mentre i bombi instancabili continuavano a cercare qualcosa che forse era già passato. Le dalie ostinate facevano finta fosse ancora estate. E poi in un angolo di prato mosso dal vento le cosmee. Erano lì sottili come steli d’erba e leggere come respiri, vive. Si piegavano e si rialzavano seguendo una musica che sentivano solo loro; nessun rumore nessuna pretesa solo un movimento perfetto continuo e silenzioso.

Mi sono fermata a guardarle per lunghi minuti e più le guardavo più mi sembrava che parlassero non con le parole ma con quella lingua invisibile fatta di ritmo e presenza. Dicevano che si può essere fragili e pieni di grazia che si può stare in fondo al campo e farsi notare lo stesso che si può ballare anche se nessuno guarda. Forse era solo suggestione o forse era ottobre che ogni anno torna a ricordarmi che la bellezza non ha bisogno di clamore che il mondo si muove anche quando sembra immobile e che i fiori parlano – se impari a stare in silenzio abbastanza a lungo.

Così sono uscita con una voglia nuova lasciarmi spettinare danzare anche nei giorni spenti dire meno ed ascoltare di più lasciando che qualcosa di me si muova anche se fuori tutto rallenta.

Adele Chiabodo