LE GIORNATE GRANDI

In inverno le giornate sono piccole e non  perché succeda meno ma perché il sole se ne va presto e si porta via un pezzo di tempo con sé. Le ore si stringono, i pomeriggi si accorciano, la luce decide quando basta così e  noi, in qualche modo, impariamo a fare entrare tutto in spazi più stretti: le cose da fare, i pensieri, perfino i desideri.

Poi, quasi senza accorgersene, succede qualcosa: il sole comincia a restare un po’ di più. Ogni sera un minuto, regalo lasciato sul tavolo senza biglietto.

All’inizio non ci fai caso, ti sembra una coincidenza ma poi lo noti: alle sei è ancora chiaro alle sette c’è una luce che indugia alle otto puoi ancora uscire senza accendere subito le lampade. Le giornate prendono coraggio. Si allungano piano, senza clamore, come fanno le cose importanti e più si allungano, più sembrano dire c’è spazio.

E arriva la primavera e arriva l’estate. Non all’improvviso ma per accumulo. Le giornate diventano grandi, si aprono, respirano, fanno posto anche a ciò a cui non avevi pensato. Un caffè preso senza guardare l’orologio, una deviazione fatta tanto abbiamo tempo, una frase che trova posto, detta tardi e detta meglio. Perché le giornate grandi non sono solo più lunghe ma solo più permissive; ti lasciano sbagliare strada, arrivare dopo, restare ancora cinque minuti e ti fanno credere – per qualche mese – che tutto sia un po’ più possibile.

Ed è lì che capisci una cosa semplice ma fondamentale: è il sole che decide le dimensioni delle cose e noi, al massimo, impariamo ad abitarle. Perché abitare una giornata piccola vuol dire scegliere cosa tenere e cosa rimandare ed abitarne una grande vuol dire allargarsi, lasciare entrare.

E se forse il segreto non fosse volere giornate sempre grandi sempre luminose sempre aperte? Ma piuttosto riconoscere in che stagione siamo – dentro e fuori – ed imparare a muoverci di conseguenza. A volte stringendo a volte lasciando spazio mentre il resto, come la luce, arriva da solo.

Adele Chiabodo